martedì 12 ottobre 2021

Take off 2

 

Cari sportivi, 

il film che vi presentiamo oggi è del 2016 per la regia di Kim Jong-hyun, per la prima volta su queste pagine. Non un grande regista e non un grande film, ma (lo avrete già capito) il sequel di un film che -inaspettatamente!- ha avuto un grande successo di pubblico. Parliamo chiaramente del primo Take off, un'improbabile commedia che raccontava le gesta della prima squadra olimpionica coreana di salto con gli sci. Una squadra tirata su all'ultimo minuto e destinata a portare la bandiera coreana insieme a tutte le altre e poi lasciarsi sconfiggere miseramente. E invece no. No, non vi sto spoilerando il film, è che la storia, per quanto romanzata, è ispirata a fatti reali. Ma di questo ne abbiamo già parlato. 

Se il primo capitolo era ambientato nel 1997, questa volta saltiamo al 2002-2003, in occasione degli Asian Winter Games di Aomori (Giappone). Come nel precedente capitolo, i coreani stavolta si trovano costretti ad avere una squadra femminile di hockey su ghiaccio. Anche questa volta, la vicenda è ispirata a fatti realmente accaduti

Il copione si ripete, ma la storia si evolve bene ed è divertente. In più, come ci fa notare il nostro instancabile subber e blogger tuttofare, è stata proprio la squadra femminile di hockey che nel 2018 ha partecipato ai giochi olimpici invernali  per la prima volta sotto la bandiera della Corea unificata. Chissà che un giorno...


Un'altra traduzione del nostro Caprenne! Cliccate sul nome per visitare il suo blog.

TRAMA: Kang Dae-woong (Oh Dal-su) è il più scapestrato degli allenatori che la federazione sportiva sud coreana abbia mai avuto. Dopo un passato da sportivo professionista, conduce una vita dissoluta fatta di alcol ed espedienti per vivere alla giornata. Tuttavia se vogliono partecipare all'assegnazione dei giochi olimpici invernali, i dirigenti della federazione olimpica nazionale sono costretti ad ingaggiarlo perchè il tempo stringe e nessun altro allenatore professionista vorrebbe perderci la faccia. Il suo compito sarà creare dal nulla una squadra di hockey femminile. Non importa che vincano, non importa nemmeno che gareggino. Ma la squadra in questione, composta da Soo-Ae (Lee Ji-Won), Oh Yeon-Seo (Park Chae-Kyung), Ha Jae-Suk (Ko Young-Ja), Kim Seul-Gi (Jo Mi-Ran), Kim Ye-Won (Kim Ga-Yeon), Jin Ji-Hee (Shin So-Hyun) e Park So-Dam (Lee Ji-Hye), si fa coinvolgere troppo...



Disponibile in DVD: No.

Sottotitoli nel nostro fansub!

Buona visione

sabato 25 settembre 2021

The King and the Clown


Cari buffoni, 

il film che vi presentiamo oggi è un classico dell'ormai lontano 2005, per la regia di Lee Joon-ik, regista nuovo su queste pagine e non particolarmente prolifico, ma attratto dalle figure dei peggiori tiranni della storia della dinastia Joseon, come vedremo in futuro. 


La storia coreana è minuziosamente riportata nei "Annali della dinastia Joseon", una sorta di diari che il re compilava durante il suo regno e che gli storiografi di corte si occupavano di pubblicare e conservare alla fine del regno a beneficio dei re successivi. Di tutti questi re, Yeonsan-gun è considerato il peggior tiranno che abbia mai seduto a quel trono. Tuttavia, una trama complessa e a suo modo delicata, riesce a ribaltare la situazione e ci presenta l'uomo che si celava dietro gli abiti sfarzosi e i palazzi immensi. Lo fa proprio a partire da quelle ambientazioni, rese impeccabili nella ricostruzione accurata degli ambienti, dei vestiti e delle usanze del tempo. Una fotografia eccellente. Una recitazione immensa.


Ma andiamo per ordine. Nel 2000 un tale Kim Tae-woong scrive un bellissimo dramma teatrale sulla vita di due buffoni di corte. Un dramma su una storia d'amore tra due buffoni che con la loro arte riescono a cambiare la storia. A questo punto urge una precisazione. Il buon Caprenne, insatancabile blogger e traduttore, nel suo interessantissimo articolo sul suo blog ci fa notare quanto il titolo internazionale sia fuorviante. Questi "buffoni" sono infatti degli artisti che praticano molte discipline, dalle acrobazie, alle commedie, passando per i drammi ispirati alla realtà. La traduzione in inglese, oltre a fare riferimento a versioni video antiquate e difficili da reperire, aveva anche il difetto (in alcuni punti) di falsare volutamente i dialoghi tra i due protagonisti, in modo che non fosse troppo evidente il loro rapporto amoroso, probabilmente per non turbare le platee più bigotte. 


Tutto inizia da un atto di coraggio che porta i due protagonisti e la loro "compagnia teatrale" alla corte di un tiranno sanguinario, dove dovranno usare la loro arte per salvarsi la vita. Un'espediente narrativo interessante, che subito incolla alla sedia, ma anche una concezione romantica di quello che gli artisti fanno nel corso di tutta la loro carriera: mettere l'arte davanti alla loro stessa vita. Ma non è tutto. La storia si evolve in un crescendo di situazioni complicate che... vedrete.


Kim Woo-sung che conosciamo dai tempi di Marriage is a crazy thing, incanta con il suo personaggio granitico, forte, carismatico, ribelle. Troppo incline a mancare di rispetto all'autorità per riuscire a tenersi fuori dai guai. 


Lee Joon-gi, già su queste pagine per Fliyng boys, incarna un personaggio androgino, etereo, oggetto di desiderio, ma anche portatore di un grande coraggio e immenso amore. L'uomo dietro il personaggio, a dispetto della sua apparenza delicata, è un esperto di arti marziali fin dall'infanzia. Si fa notare negli stati uniti dove attualmente lavora alla sua carriera hollywoodiana spesso rifiutando le controfigure per le scene d'azione. 


Jung Jin-young è il re-tiranno che nasconde un uomo sensibile, ferito, incattivito dagli episodi della sua infanzia e dal clima marziale della corte che cerca di limitare i suoi eccessi. Lo dipinge con una recitazione eccessiva, che fa storcere il naso nelle sue prime apparizioni, ma poi si fa capire con le scene in cui lentamente vengono a galla le paure e le debolezze del personaggio. 


Menzione d'onore per il grande Yoo Hae-jin che interpreta Yuk-gab, rendendo epico un personaggio secondario. 


Un'altra magnifica traduzione del nostro Caprenne.


TRAMA: Jang-saeng (Kam Woo-sung) e Gong-gil (Lee Jong-gi) sono due artisti di strada. Buffoni, acrobati e attori di grande talento, ma sono anche innamorati. In fuga da una compagnia dove venivano sfruttati e ricercati per l'omicidio del loro precedente impresario, si rifugiano nella città reale di Hanyang (antico nome di Seoul) dove fanno successo mettendo in scena delle commedie in cui si prendono gioco del re Yeonsan (Jung Jin-young). Un senatore di passaggio assiste a uno spettacolo e decide di farli punire severamente. Gong-gil riesce a strappargli una promessa: se il re vedrà il loro spettacolo e si metterà a ridere, loro avranno salva la vita. Altrimenti moriranno...


Disponibile in DVD/Bluray/Streaming: no.

Sottotitoli disponibili nel nostro fansub.

Buona visione.

domenica 22 agosto 2021

The Weight

 


Cari becchini gobbi, 

il film di oggi è un gioiellino che viene dal lontano 2012, per la regia di Jeon Kyu-hwan, nella prima volta su queste pagine. Regista pluripremiato in Corea del Sud e India, non si dimostra particolarmente prolifico, ma la sua prosa è particolarmente delicata nell'affrontare spinosi problemi di vita, morte e auto accettazione. 

Compone una trama ben oltre l'orlo del grottesco, proponendoci due personaggi strepitosi, intrepretati da Cho Jae-hyun e Park Ji-a (AKA Zia) ormai più che noti per essere stati gli attori-feticcio di Kim Ki-duk durante il periodo più florido della sua carriera. L'uno è un uomo di mezza età afflitto da scoliosi e tubercolosi, l'altro è una ragazza transgender che per questo è derisa e odiata dalla sua stessa famiglia e dalla società. Entrambi sembrano passare il tempo ad offendere la vita che odiano, trascinandosi più o meno volontariamente in una spirale di autodistruzione. 

Una critica amara ad una società spietata, che non cerca redenzione o perdono. 

La pellicola ha vinto, tra le altre cose, il Leone Queer al sessantanovesimo festival del cinema di Venezia nell'anno della sua uscita, un premio per i film che rappresentano tematiche legate alla cultura omosessuale e queer. È la prima ed unica volta (fino ad oggi) in cui un regista sud coreano viene insignito di tale premio. 

Traduzione a cura di DeepWhite999.

TRAMA: Han Hae-woon, meglio noto come Mister Jung (Cho Jae-hyun) è un addetto alla camera mortuaria in una struttura ospedaliera. La sua vita terrena è fatta di dolore. Soffre  di dolori legati all'artrite e alla tubercolosi, ma soprattutto soffre di solitudine, sentimento che mitiga stringendo morbosi legami con i cadaveri di cui deve prendersi cura. Abbandonato alla nascita per via della sua schiena deforme, viene adottato da una donna che lo tiene rinchiuso in una soffitta e lo costringe a lavorare per la sua impresa di sartoria. Il figlio naturale della donna (molto più giovane) si chiama Dong Bae ed è molto legato al suo fratellastro. Quando diventa adulto scopre la sua transessualità e la madre lo disconosce, lasciandolo solo e disperato a vivere una vita molto simile a quella del suo fratellastro...

Disponibile in DVD/BluRay: NO

Sottotitoli disponibili nel nostro fansub

Buona visione.

lunedì 9 agosto 2021

Dissolve

Cari dissoluti, 

non lo abbiamo mai fatto, ma per la prima volta vi presentiamo un film brutto. Ma partiamo dall'inizio. L'undici dicembre 2020 alle 1:20 di notte, in un ospedale di Latvia, in Lettonia, si spegne all'età di 59 anni, dopo una breve lotta contro il covid19, il nostro amato Kim Ki-duk. 

Il 2020 è stato un anno strano anche per lui. Non risultano produzioni in corso, cosa che nei suoi 25 anni di carriera è avvenuta solo durante la sua crisi esistenziale tra Dream (2008) e Arirang (2011), che lo ha portato ad una svolta nella sua carriera. 

Questa volta, il nostro Kim si prende un anno sabbatico (come tutto il resto del mondo nel periodo senza precedenti in cui il genere umano ha cercato di contrastare una pandemia globale) e si mette in viaggio per esplorare l'Europa. 

I suoi ultimi lavori lo hanno portato a girare in Giappone e in Kazakistan e in Lettonia era in cerca di una casa da acquistare. Non è una cosa insolita per lui. La sua formazione è iniziata a Parigi, dove ha frequentato una scuola d'arte e si è mantenuto vendendo i suoi dipinti. Parla fluentemente il francese, l'italiano, il russo e forse il tedesco. 

Della sua vita privata si sa poco e niente. Quello che conosciamo è la sua arte, ma è un luogo oscuro, popolato di personaggi che non sono mai quello che sembrano. Agiscono in un mondo in cui ogni azione ed ogni reazione, ha un forte significato simbolico. 

L'uomo dietro la cinepresa sembra spaventato. Non è più il monaco diventato adulto che si ripresenta un po' tronfio dopo essersi sporcato le mani per il suo desiderio di vivere una vita "normale". Il mondo di Kim non è mai diventato un Universo, come spesso accade agli artisti che hanno una carriera così lunga. Ci sono situazioni e personaggi ricorrenti. Il monaco di Primavera Estate Autunno Inverno e ancora Primavera, si ripresenta in One on One e possiamo paragonarlo a quello che salva l'umanità in Human Space Time and Human, ma non sembrano mossi dagli stessi ideali. L'evoluzione dei suoi personaggi è contorta, si muove su sentieri impervi. Un altro tema ricorrente è lo scambio di persona. Dall'idea ancora acerba di Time, in cui i personaggi si alternano ricorrendo alla chirurgia estetica e cercandosi di continuo, alla cieca, fino a quella donna tradita e traditrice di Moebius, in cui la stessa attrice interpreta la moglie accecata dalla gelosia e l'amante lasciva che le strappa sia il marito che il figlio. Poi c'è ancora One on One, in cui Kim Young-min ha interpretato ben 8 personaggi che erano vittime e carnefici di un peccato originale. 

E poi c'è il sesso. Merce di scambio, simbolo della tentazione, simbolo della violenza più estrema, prevaricazione, umiliazione, ma anche mezzo per la redenzione, l'accettazione di sé. La prima volta che ho visto Dissolve, ho subito pensato alla famiglia disfunzionale di Birdcage inn e subito dopo alle ragazze confuse e arroganti di Samaritan Girl ed in entrambi i casi, il paragone era imbarazzante. Parliamo di due film belli, profondi, girati con uno sguardo sognante e una speranza per un futuro migliore, contro una fotografia brutta, deprimente, una recitazione al limite del cringe. 

E qui torniamo alla bruttezza. Se pensate che un regista che ha speso anni a fare (anche) il direttore della fotografia per sè stesso e per altri, improvvisamente si sia trasformato in un Duccio qualsiasi, siete ingenui o in malafede. Kim ha dimostrato di avere un grande controllo del media cinematografico nel corso della sua carriera. Da The bow, che era una cartolina a cui mancava solo l'approvazione del ministero del turismo sud coreano, a Dream che era un film nel senso canonico del termine e che l'ha portato a rivedere i suoi intenti. Gli ultimi lavori sono un'opera d'arte, non solo nell'intento, ma anche nella realizzazione. Si sente la fretta con cui è girato, la rabbia per un mondo a cui può capitare di non riconoscersi più. 

Le protagoniste hanno lo stesso nome dei personaggi che interpretano, come se la realtà si insinuasse nel film, ma quegli stessi personaggi hanno caratteristiche opposte. La Din oppressa e la Din spregiudicata, il Nurlan povero e il Nurlan ricco...


Insomma, oggi vi presentiamo un film che richiede uno sforzo non indifferente per essere apprezzato, ma è al 100% Kim Ki-duk, con i suoi pregi e i suoi difetti, con la sua evoluzione/involuzione che si stiracchia in attesa del prossimo delirio, ma soprattutto è l'ultima volta che vedremo un suo film e questo fa male. Perchè in fondo, Kim ci ha abituati alla violenza, gli stupri, le torture e l'evirazione, ma non ci ha preparati a questo addio troppo improvviso e inaspettato. 

Grazie di tutto, maestro.


Una traduzione di DeepWhite999.


TRAMA: Din (Dinara Zhumagalyeva) è sia una ragazza oppressa da una famiglia troppo protettiva che una ragazza spregiudicata che tradisce il suo fidanzato con Nurlan (Sanjar Madi), un uomo molto ricco che la copre di regali costosi. Approfittando della loro straordinaria somiglianza, le due ragazze si aiutano a vicenda a migliorare le proprie vite. Ma il prezzo da pagare sarà la perdita dell'identità...

Disponibile boh

Sottotitoli nel nostro fansub

Buona visione.

domenica 5 luglio 2020

Love at the end of the world

Cari romanticoni, 
il film di oggi è del 2015, diretto da Kim In-sik, già famoso su queste pagine per Hipnotized. Dopo undici anni di assenza, prende il telefono e ripesca Jo Dong-hyuk dal precedente film e lo piazza letteralmente in mezzo a due superstar della televisione.
Il progetto è fare un melodramma d'amore, ma con un intento malvagio. Lo si capisce quando è troppo tardi. L'amore passa, l'amore fa schifo, il sesso fa schifo, la gente fa schifo. Anche questo film vi farà schifo. Inizia come un Thriller, con un padre violento e un'estrema svolta che non ti aspetti, poi arriva la storia d'amore idilliaco, in cui non fai a tempo a tirare il fiato, che già è andato tutto in vacca.

Ben girato e con un bel ritmo, questo film cambia più volte registro, senza perdere un a sorta di humor nero di fondo.

Tradotto per noi dal nostro instancabile DeepWhite999.

TRAMA: Ja-young (Han Da-gam) e Yoo-jin (Kong Ye-ji) sono madre e figlia. Dopo la drammatica fine del suo primo matrimonio, la madre si risposa con Dong-ha (Jo Dong-hyuk), un bel ragazzo molto più giovane di lei che gestisce una stazione di servizio. I tre si trasferiscono in un lussuoso appartamento proprio sopra il distributore, ma da subito le cose non sembrano filare lisce...

Disponibile su Amazon Prime Video (non più)
Sottotitoli disponibili nel nostro fansub!
Buona visione!

sabato 12 ottobre 2019

Human, Space, Time and Human

Cari naviganti, 
il film di oggi è del 2018, ultima opera del regista Kim Ki-duk. Il debutto a Berlino ha lasciato tutti un po' tiepidi, complice probabilmente lo scandalo sessuale ancora in corso.
IMDB gli assegna un misero 5,4. Variety lo stronca senza pietà qui. Rotten tomatoes, lasciamo perdere. Insomma un film che ha fatto storcere il naso. Noi lo abbiamo tradotto. Questo e molti altri. Ve lo proponiamo perché possiate vederlo, apprezzarlo, odiarlo se è il caso.

Per me che forse sono accecato dall'aver visto l'intera filmografia di Kim, con tutti i suoi alti e bassi e centri mancati o passati ingiustamente inosservati, questo film è un piccolo capolavoro. La sintesi del pensiero del regista, ormai ossessionato dal destino dell'umanità, probabilmente convinto di essere un profeta, piuttosto che un regista anche piuttosto snobbato.

Il cast è interessante, ma il film non si presta a grandi interpretazioni. Perfino Ryoo Seung-bum, dopo la prova magistrale di The Net, si ritrova un po' stretto nella parte di un criminale stereotipato. Come sono stereotipati tutti gli altri personaggi. Questa è la prima cosa che ha fatto saltare sulla sedia i critici dei festival.

La struttura narrativa sembra quella di un survival horror, ma chiaramente le cose non vanno come vi aspettate. La scenografia è minimalista e così le luci e la colonna sonora.

La situazione di partenza è già surreale di suo: una comitiva di persone molto eterogenea, parte per una crociera molto particolare su una vecchia fregata della seconda guerra mondiale. Quando arriva la svolta surreale, nella seconda parte, le situazioni pregresse si infiammano e esplodono.

Come sempre abbonda il sangue e la violenza. Tutto può accadere in un film di Kim Ki-duk.

Ringraziamo il nostro DeepWhite999 per avercelo tradotto, mettendo da parte il suo hobby principale: il GIN. Siamo dovuti andarlo a prendere nelle peggiori bettole londinesi con una task force che non è più tornata indietro. E io qui a lavorare...

TRAMA: Su una vecchia nave da guerra arrugginita, un drappello di personaggi molto diversi tra loro, si imbarca per godersi una crociera di una settimana. Una volta salpati, iniziano a dare il peggio di loro. Ci sono truffatori, prostitute, teppisti, politici, tutti persi nel loro egoismo e in una insana voglia di prevaricare gli altri. Improvvisamente il mare scompare e le piccole e grandi prepotenze quotidiane, diventano questione di vita o di morte. Da crociera a massacro è un attimo...














Disponibile in DVD: mai!
Sottotitoli disponibili nel nostro fansub.
Buona visione.


sabato 24 agosto 2019

Parasite

Cari parassiti sociali,
il film di cui parliamo oggi è l'ultimo capolavoro del grande Bong Joon-ho, già su questo blog per Barking dogs never bites, Memories of murder, The host, Mother, ma non dimentichiamo anche il successo internazionale di altre due pellicole di cui non ci siamo occupati, ma lo hanno sparato nell'olimpo di Hollywood: Sonwpiercer e Okja, finite in un modo o nell'altro nel mirino di Netflix dopo un passaggio più o meno indolore in alcune sale cinematografiche.

Il buon Bong, a differenza di altri grandi registi coreani che all'estero non sono riusciti ad esprimersi altrettanto bene (Park Chan-wook e Kim Jee-won per primi), si è mosso bene e ha affascinato la critica con il suo innegabile talento, al punto che da Snowpiercer ne trarranno una serie TV particolarmente stupida e Okja... beh, Okja sembrava già di suo il pilot di una brutta serie per ragazzi.

Insomma, io tutte queste aspettative non le riponevo sul suo ritorno in patria. E lo dico senza polemiche e senza fare il sapientone. Ero più eccitato per la presenza di Song Kang-ho, che non delude mai.

Chè poi non è neanche una questione di fama e soldi. Mother è stato un filmone come pochi e girarlo è costato 5 milioni di dollari. Okja è costato dieci volte tanto (50 milioni di dollari!) a Netflix e il risultato è stato un sonoro MEH!

Tornato in patria con il portafoglio pieno e uno strano sorriso sornione sul volto, Bong si fa finanziare 13 miliardi di Won (circa 10 milioni di dollari) dal fondo cinematografico coreano.
Il 18 maggio 2018 iniziano le riprese preliminari, il 17 settembre 2018, le riprese sono finite e le pellicole impacchettate, pronte per il montaggio. 77 giorni.

Il 21 maggio 2019, lo proiettano in anteprima a Cannes (dove si aggiudicherà la prima Palma d'oro a un film coreano) e lascia tutti a bocca aperta.

Si tratta di un thriller, commedia, grottesco, drammatico e un altro paio di generi difficilmente inquadrabili. Uno di quei film in cui il colpo di scena è così improvviso, che ti accorgi troppo tardi che hai ancora il sorriso idiota della scena precedente, mentre gli altri intorno a te stanno piangendo. E sì, ti senti idiota, ma riscopri la forza con cui un bel film può colpirti e poi restarti dentro per giorni, mentre lo ricordi, lo elabori, ne capisci i livelli e la genialità.

Inizia tutto nel presente, in un angolo di qualche moderna metropoli sud coreana immersa nell'immancabile crisi economica. Scene familiari scanzonate, viste dalla prospettiva impietosa di un seminterrato.

Si respira l'aria decadente e disillusa di questa società moralmente alla deriva, in cui nessuno ha più il coraggio di credere che il talento, la forza d'animo (ma anche fisica, volendo!), possano salvare le persone normali dalla miseria. Una miseria che ti si attacca addosso, fa puzzare i tuoi vestiti, ti tiene sotto il livello sociale, allo stesso modo in cui ti tiene sotto il livello della strada. Che poi, sì, puoi essere felice anche sotto il livello della strada, ma poi se qualcuno piscia dietro un cassonetto, finisce per pisciarti dentro casa. Eccheccazzo!

Poi un giorno ti arriva l'occasione di saltare la barricata e vivere nell'Olimpo di chi ce l'ha fatta. Dover salire le scale per entrare in casa, invece che scenderle. Per dire.

E così inizia, con un colpo di fortuna improvviso e tanta voglia di riprendersi il proprio posto in società, il viaggio di questa famiglia non più disastrata. Un viaggio che li trascinerà in un vortice di bugie e inganni che si trasformerà in un delirante gioco al massacro, pieno di svolte inaspettate e momenti di un'epicità inarrivabile.

Song Kang-ho non ne sbaglia una, ma in questo caso è davvero immenso. D'altronde è sempre stato l'attore-feticcio di Bong Joon-ho e quando lavorano insieme, si vede subito che fa scintille.

Prendetevi 132 minuti per voi, mettete il cartello NON DISTURBARE e guardatevelo tutto d'un fiato.

TRAMA: La famiglia Kim abita in un appartamento seminterrato in qualche sonnolenta periferia sud coreana. Padre Ki-taek (Song Kang-ho), madre Choong Sook (Jang Hye-jin), figlio Ki-woo (Choi Woo-shik) e figlia Ki-jeong (Park So-Dam).  Un giorno, quasi per caso, la loro vita s'intreccia con quella della facoltosa famiglia Park, una sorta di loro fotocopia ricca. Padre, madre, un figlio e una figlia, che vivono in una lussuosa villa nella parte migliore della città. Approfittando dell'ingenuità dei Park, la famiglia Kim cerca di sistemarsi lavorando per loro, ma la villa lussuosa nasconde un oscuro segreto...

Sottotitoli a cura di ManuLiga per SubPassion.